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Nome: Beppe (Gip)
Qualcuno che ama scrivere quando le emozioni diventano condivisione di attimi particolari anche tra un 13 ed un 10.
small.Music
Funkostorung - Addictional Productions
Pink Floyd - The Dark Side oh the Moon
Jeff Buckley - Grace
Samuele Bersani - Replay
Elisa - Una poesia anche per te
Muse - Starlight
La Crus - La finestra di casa mia
Subsonica - Nuvole Rapide
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Velocità. Velocità.
Scatto. Di più.
Neanche il tempo mi sta dietro.
Ecco perchè ho sempre l'orologio indietro di un minuto. Non lo porto al polso. Ma alla spalla.
Intelligenza. Astuzia. Furbizia.
Per me le parole crociate non hanno misteri. Mi bastano pochi secondi.
Per riempire quegli stupidi quadratini bianchi.
Non mi chiamano. Non ho un nome. Ne ho due.
Non so mai chi stiano chiamando quindi non rispondo.
Il pericolo non è il mio mestiere. Io sono un pericolo. Anche per me, io temo solo me stesso.
E l'umanità dorme inconsapevoli sonni tranquilli da quando la notte veglio su di loro.
Questi piccoli esseri umani non conoscono cosa grava sulle loro teste, e non sanno che io li proteggo.
Mi basta puntare un dito per ascoltare il richiamo di qualcuno in difficoltà, io ed il mio su-per-un-dito
andiamo molto d'accordo. Gli ho dato un nome, in codice, per proteggere la sua identità come la mia. Lui lo chiamo B.
Sono tutto fuorchè un essere ordinario, si, avete capito bene, sono un essere che non sta ne in cielo ne in terra, sono stra-ordinario.
Sono anche stra-bello. Stra-ricco. Stra-figo. Solo le parole crociate intaccano leggermente la mia forza, quando ho terminato un cruciverba sono anche un po' stra-cotto.
Ma sempre stra, sono. In tutto quello che dico, che faccio, che penso, che ascolto, che bevo, che mangio. Solo stra-cchino.
E la mia Identità è e rimarrà sempre segreta, ne va della mia vita e della mia Incolumità.
Per tutti di giorno sono uno come tanti altri, in coda allo sportello per pagare le solite cose, in coda in autostrada quando vado al lavoro, uno come tanti altri lavori in un immenso stabile. Ho scelto una occupazione che non desse nell'occhio, non voglio destare troppo Interesse attorno alla mia Incredibile figura.
Lavoro come cestello in una lavanderia austriaca, non si chapisce un hacca di cuello che dichono, ma va bene così. Perchè usano Kalfort. Non devo attirare l'attenzione.
Mi pagano in buoni che posso spendere ovunque. In ogni centro si-sal. Fanno ottimi ascensori, mi hanno detto, così investo nei loro buoni i miei soldi guadagnati.
L'ultimo su cui ho puntato le mie speranze è chiamato Ihopeithinknow. Il nome è impronunciabile, in una lingua che nessuno capisce, solo io posso. Ma mi hanno assicurato che è un cavallo vincente. Così mi guadagno da vivere. Il mio biglietto per quel posto su quell'ultimo metrò, invece me lo strappo notte dopo notte.
Quel metrò non fa fermate intermedie, mi ha detto.
Chi, voi vi chiederete, chi ti ha detto? Non lo so, tutte le notti mi appare in sogno e mi ricorda del mio destino.
Salvare l'umanità. Solo così potrai avere quel biglietto per quel metrò per quel posto così lontano. Mi sveglio sempre verso la fine del sogno, e non riesco mai a sentire come si chiami quel posto, solo le ultime tre lettere rimangono nella mia mente e visto che è molto spaziosa rimbalzano ad eco per diversi minuti.
Ulo. Ulo. Ulo. Ulo.
Ho provato a cercare anche con Google, ma al momento ogni mia ricerca è risultata vana. Ogni mattina, quando ci provo, visto che sono anche stra-ottimista, "mi sento fortunato", ed allora ogni mia ricerca termina con la mia immagine di fronte ad uno specchio da bagno. Invero molto piccolo, mi chiedo chi possa montare questo strano oggetto nel bagno di casa propria. E poi pezzi di lucidatrice, e oggetti rossi e gialli. Mah.
L'altra notte, leggevo uno stra-lcio di giornale.
Si anche io ogni tanto mi lascio andare a qualche lettura che possa almeno minimamente alleviare la mia solitudine, e anche la solitudine delle tre lettere ULO che si sentono molto sole. Quando, così all'improvviso, B che si stava facendo una doccia udì un richiamo. Era una richiesta di soccorso. Non c'era tempo da perdere. Gettai la copia di "Pizzeria da Gianni" che avevo nelle mie mani. Io e B ci guardammo negli occhi. Beh si fa per dire.
La nostra reazione fu improvvisa.
Velocità.
Scendiamo le scale che portano al passaggio segreto più veloci della luce. Il buio ci fa cadere. Ma ruzzoliamo con stile.
Apriamo l'armadio a 7 ante dove si nasconde il nostro equipaggiamento sergeto. No. No. No. No. No. No. No. Dimenticavo, B, qui tengo solo il pigiama.
Velocità.
Corriamo al piano di sotto, sempre più veloci ma stavolta andiamo più piano della luce per non cadere.
Apriamo il terzo cassetto del comodino settimanale, tiriamo fuori la maglietta blu, la calzamaglia blu, le mutande rosse, lo scarponcino destro rosso, lo scarponcino sinistro rosso, il mantello rotto.
Avevo dimenticato di aggiustare il mantello del terzo giorno, colpa di quell'ultimo salto dalla punta di uno dei tanti grattacieli dell'Italia in Miniatura. Chiedo a B di contare fino a quattro prima di dover esplodere in un impeto d'ira per la stra-gravissima mancanza.
Oltre a calmarmi, mi serve anche per sapere quale è il quarto cassetto, il contare è demandato a B.
Grazie B, lo apro. Non B, il cassetto. Tiro fuori solo il mantello rosso. Per finire la cintura, color oro.
Velocità. Ci vestiamo.
Apro lo stra-grosso finestrone che da sul vuoto. L'altezza sul nulla mi inebria, il vuoto mi eccita. Sono sempre eccitato. Stra-eccitato. Se penso, non mi eccito. Stra-strano.
Io e B ci guardiamo, questo è un altro lavoro per me e te, gli dico. Lui è un vero amico. Ma di poche parole.
Prima di gettarci nel vuoto, lancio un ultimo imperioso sguardo a tutta la città che stiamo per salvare. B, premi F5. Stavamo giocando a Simcity.
Ora possiamo volare, più stra-veloci di una piuma verso il richiamo di aiuto.
Ecco chi Io sono. Se una notte con la luna, alzerai lo sguardo, potrai essere fortunato e vedermi volteggiare nel cielo, Io ed il mio fido compagno.
Una persona unica. Se una notte, sarai in pericolo, chiamami.
Io Sono B.I.
Velocità.Velocità.
aNIMALETTI
Un giorno d'estate sono sceso nel mio orto per puro caso.
Mi sono imbattuto in due scarabei che stavano facendo la lotta per un'ape.
Sembravano due veri lottatori; sembrava una lotta all'ultimo sangue.
Il possessore della preda sembrava oramai sopraffatto.
Ma dopo essersi ripreso diede un K.O. al suo aggressore, e lo fece cadere in una pozza d'acqua.
Non riusciva a stare a galla, così lo tirai fuori. Ma appena fuori se ne andò.
Seguì il vincitore che si apprestava ad entrare nel suo buco.
Mi aveva fatto proprio meravigliare!
Il giorno dopo volli ancora seguire le sue avventure.
Era andato in cerca di insetti; era da molto che cercava, perchè il mio orto per lui era una savana, e le pianticelle alberi.
Ad un tratto le antenne si rizzarono; ci doveva essere qualcosa; non volevo spaventarlo perchè se aveva addocchiato una buona preda non volevo farla scappare.
Erano formiche intente a lavorare.
Ma non attaccò, ci girò intorno prima ripetutamente, per vedere se era una buona preda.
Stavano portando un bruco nel loro formicaio.
Senza farsi vedere seguì le formiche, per farsi condurre nel loro formicaio.
Quando arrivarono, lo scarabeo, sbucò e diede l'assalto; suonò l'allarme.
Le formiche operaie con le larve entrarono frettolosamente nel formicaio, mentre i formiconi soldati cercavano di fermarlo.
Le formiche andavano dentro.
Per aiutare lo scarabeo, lanciai dei sassi nel formicaio, così non potevano entrare.
Scapparono al più vicino formicaio; le formiche soldato avevano intrappolato lo scarabeo.
Cercavo di fermare, intanto, le formiche operaie che stavano fuggendo, così tirai pezzi di terra.
Nessuna formica scappò. Intanto lo scarabeo si era liberato dei suoi nemici.
Un formicone soldato era andato ad avvertire il grosso delle forze.
Mandarono dei messaggeri ad avvertire i formicai vicini.
Era sera; presi una pila. Non potevo andare giù, ma mi limitavo a guardare con una pila la battaglia.
Io ero il riflettore dello scarabeo.
Mi accorsi ad un tratto che molte formiche soldato, si dirigevano verso lo scarabeo.
Senza fiatare corsi giù, così prima che arrivassero, ebbero un'accoglienza meritata; palle di terra.
Lanciai molte volte la terra così vennero sconfitti.
Mi piace osservare gli animaletti, perchè, come le formiche, si organizzano il modo perfetto.
Gip, 27 Gennaio 1978
Cosa hai piccino
dimmi cosa piccolo mio tu senti
cosa credi di essere o dove pensi di essere?
le tue domande sono tutte risposte che si nascondono tra le pieghe del tuo volto
quando questo è rigato da una lacrima se pensa troppo
se sente tanto intensamente
se per un attimo immagina cosa si celi dietro a quel bellissimo orizzonte
e sai che solo un vero cavaliere potrà riuscire a compiere quel balzo
quel lunghissimo passo per oltrepassare una linea che separa
un giorno dall'altro diverso giorno ancora
ma tu sai che non sarai vero uomo
fino a che
tu abbia scalato la più alta vetta?
tu abbia nuotato il più inifinito degli oceani?
tu abbia volato più in alto di una aquila?
tu abbia corso più veloce di un ghepardo?
tu sia stato più profumato dell'ultima rosa di novembre?
tu sia stato più rosso del tramonto più lungo?
tutto questo è niente a confronto
sarai uomo
fino a che, davanti a tua mamma, tu non celerai il timore di pioggie improvvise.
...ombre, nuvole, spazio tutto attorno...rumori inconsueti, profondità inusitate, profumi contrastanti...
l'omino nero piccino piccino picciò inizia a sfogliare i centimetri del foglio aperto nelle sue piccole mani, i suoi piccoli occhi curiosi seguono il gesto del piccolo capo che per inseguire i nervosi tratti riportati sul bianco lenzuolo subisce un perfetto volteggio ora di qua ora di la.
Non sono parole, pensa il nostro nero piccolo, non sono frasi, sembrano..si, sono, piuttosto di "sembrano", disegni, alcuni ben rifiniti altri grezzi come da mano di bambino dei primi giorni di scuola.
Però la cosa più strana era ciò che stava dietro a tutti questi disegni, un comune motivo, una..onda.
Un segnale. Dovrà provenire da chissà qualesconosciuto e lontanomondoalieno.
E cercò di immaginare la civiltà che poteva aver generato un tale messaggio così criptico nella comprensione sebbene nella forma poteva semplicemente apparire come unaformad'onda a su e giù di un andirivieni ciclico che passando su questo foglio, agganciava tutti i disegni che così sempre apparentemente potevano dare l'idea di un disordine sparso in modo ordinato.
Invece questo comune segnale aveva un'altra funzione..era la ri-portante, fluttuava in mezzo a tutti questi strani disegni quasi simili a geroglifici per creare una sottile storia, diversa per ogni oscillazione della forma d'onda stessa.
Il leggero rollio del capo di Umilino serviva a seguire il volo del segnale che catturava in modo armonioso i tratti posati sul foglio, che solo la notte prima era più bianco ed immacolato di un campo di neve sotto quella casa di montagna sulla collina, dove le finestre erano sempre chiuse.
Non ricordava come aveva disegnato tutto quello, non ricordava nemmeno l'onda, non ricordava mancomeno il foglio e la biro usata, anche se osservando l'inchiostro poteva arrivare ad intuire che fosse di un color nero profondo, come lo scuro ed impenetrabile pastrano del vecchio
che tutti i venerdì sera lentamente disegnava i nebbiosi argini del fiume del piccolo paese.
Dunque, visto che aveva ormai compreso il funzionamento della forma d'onda e dei collegamenti lungo tutto il pezzo di carta, prese a seguire le sconosciute vie che si aprivano lentamente ai suoi piccoli occhi...
...nebbia...nebbia...che lentamente si dirada...e scopre...
...dei cespugli d'erba alta che nascondevano un grosso canale ricolmo d'acqua...un sole caldo anche se ormai l'estate era da un pezzo terminata, quell'anno proprio non ne voleva di andarsene la stagione con il grano all'occhiello.
Rimaneva aggrappata alle ultime foglie sugli alberi come i bambini ai giaccotti delle mamme indaffarate con una borsa della spesa ed un mazzo di fiorellini nell'altra.
Per racchiudere sulla loro tavola un pezzo di questo tempo prima che l'autunno vero se lo portasse via come il vento un foglietto di carta nella piazza del piccolo paese. Lo stesso minuscolo agglomerato di case che visto dall'alto appariva ancora più piccolo, presentava diversi segni del classico paese che si snoda lungo una via alquanto importante. Ma la mera descrizione di quanto gli occhi potevano vedere non era assolutamente importante, piuttosto era bellissimo sentire il profumo di un viale ricolmo di alberi che ritagliava in due i discorsi delle comari nei giorni di mercato in centro.
Umilino emise un piccolo risolino, non di derisione, ma di compiaciuto affetto nei confronti di chi poteva vedere tutto così grande sebbene tutto fosse così...piccolo. Per un attimo, ebbe il piacere di soffermarsi su quel minuscolo aggettivo, piccolo...beh ma tutto sommato, proprio così
tanto piccolo non era, molto spesso non è questione di centimetri che si distaccano perpendicolarmente dal centro della terra, pensò.
Fu in quel momento che i suoi occhi videro quella cosa, quella sensazione, quel pezzettino di universo...subito non se ne era accorto.
Ma aveva catalizzato la sua attenzione in modo furtivo e circospetto. Era li e sembrava reale.
Piu che reale. Che. (...che continua...)
Era nero piccino piccino picciò, non sapeva dove stava andando ma sapeva benissimo che cosa i suoi occhi gli stavano trasmettendo, quello che stava di fronte a se era molto chiaro. Un grande lago verde, come lo smeraldo degli occhi che aveva lasciato dietro ai suoi passi e chiuso dentro il suo cuore.
Una foresta di alberi tutti uguali e tutti diversi che sospirava attorno al lago ogni volta che sopraggiungevano le prime ombre della notte.
Due grossi torrioni bianchi nel bel mezzo dell'acqua che si ergono a ricordare il passato ed il trascorso, il loro apparente candore poteva trarre in inganno i meno attenti osservatori, quelli che riescono solo a vedere l'imperiosa altezza di questi due edifici.
Le colline li attorno assomigliavano molto alle frittelle che di solito poteva assaggiare sulla festa del paese, quella che si svolgeva nella piazza più grande ed affollata dove i festoni ritagliavano le persiane delle vie che si gettavano insieme tutte e che le persone tutte gettavano nel ritmo vorticoso della banda locale.
Era vestito di un colore scuro, sfuggente come i suoi pensieri e le sue errabonde meditazioni, che talvolta desideravano lo sfuggire al suo controllo.
Semplicemente cercava un luogo dove poter guardare questo strano luogo in cui così per caso era capitato praticamente in quel luogo senza accorgersene, come sembrava strano quel luogo. Un luogo, come tanti altri, però stava pensando il nero piccino piccino picciò.
Ancora qualche passo ciondolante, diviso dal panorama che si stagliava innanzi ai propri occhi che catturava i suoi sensi più sopiti e ormai unici compagni di una esistenza dedicata a guardare oltre le sue mani senza trovare le altre mani che gli sarebbero tanto servite, per potersi intorpidire di abbracci e di insolite e stravaganti consuetudini.
Quante domande nascoste nei lunghi capelli in attesa di risposte che forse non sarebbero mai giunte senza prima essere riuscite a passeggiare sull'acqua come sulle labbra morbide di quel lungo ed indefinibile bacio, un bacio che riusciva ad arrivare dove i suoi occhi avevano quasi paura nello scorgere le sottili variazioni del sentimento spesso ed incautamente chiamato anche paura.
E poi quelle scarpette azzurre si fondevano in modo alquanto distinto all'orizzonte che aggiungeva una cornice molto simile all'abbraccio di qualcuno che ti vuole o ti ha voluto molto bene, ma in modo assolutamente diseducativo per le generazioni a venire.
Si, era un pensiero alquanto strano ma era tutto quello che in quel momento, in quello strano momento, era tutto quello che era in grado di pensare.
Dunque, dopo essersi ben ben guardato attorno, decise che era giunto il momento di provare a costruire quella strana macchina.
Certo che qualche notte fa il sogno era stato piuttosto poco credibile, al limite della immaginazione sebbene questo nero minuto piccino ne avesse un sacco ed una sporta di fantasia e di inventiva.
Ma senza preoccupare oltre i propri dubbi, dalla piccola tasca della sua giacchettina che lo faceva somigliare ad un piccolo soldatino di piombo, fece scivolare il foglio dove aveva riportato tutti quegli strani disegni e parole e pensieri e momenti e giocattoli e sensazioni e foglie e rami e cani e...insomma, quello che era riuscito nella primasveglia del giorno a ricordare di quello strano, inconsueto, sconosciuto, ma curioso pensiero notturno, delicatamente avvertibile come una delle prime gemme che la primavera porta con se appena riapre la finestra delle stagioni dopo un altro lungo inverno....
Quindi, con gesto risoluto guidato più dal cuore che non da un riflesso condizionato, prese a leggere questa confusa rinfusa collezione che pareva messa li per un preciso scopo.
E dopo un altro sguardo al verde lago, iniziò a leggere le parole...era una storia, strana ma nel contempo trasmettteva qualcosa di speciale...
Che era solo una storia. Che sembrava come tante altre. Che forse...che interessante...che continua...(che continua)
Viveva in quei tempi un famoso mercante.
Di mercanzia alquanto pregiata ed insolita.
Egli navigava e solcava i cieli con un bellissimo tappeto
volante alla continua ricerca di un oggetto.
Non ricordava l'inizio, non ricordava da quanto tempo vagasse per le lande, tutto quello che lo portava a proseguire era solo una distante, remota, inverosimilmente flebile sensazione, un sottilissimo legame come le foglie nell'ultimo vespero dell'autunno sono abbracciate al ramo.
Una vita di un lento peregrinare nei mondi possibili ed immaginabili, alla rincorsa del tempo di una clessidra che spargeva le particelle di sabbia per tutti i suoi pensieri rendendogli difficile lo scorgere l'orizzonte e la luce.
Non vendeva nulla, non aveva denaro ne spezie, la sua vita era attorcigliata alla spasmodica ricerca di quello che lo avrebbe potuto rendere diverso, unico.
Il suo cuore era carico di terre, cieli, guerre, lande sperdute, eserciti, persone supplicanti, frutti di paesi lontani, visi sconosciuti di gente mai esistita, giganteschi elefanti travestiti di verdi costumi, rossi tramonti carichi di spezie, tavole imbandite di piatti fumanti, aveva girato in lungo ed in largo e ogni parte del suo prossimo passo era già il successivo.
Niente più poteva riuscire a scuotere i suoi occhi.
Questo credeva.
Un giorno non ben definito, sorvolò un piccolo castello, stava quasi per andare oltre e proseguire senza colpo ferire quando all'improvviso un rumore molto sottile lo colpì e lo incuriosì.
Tanto.
Era musica. Come non ne aveva mai sentita nei mondi fino a quell'attimo percorsi. Ma si, era come un delicato pianoforte..ma era suonato in modo alquanto strano, davvero molto diverso dal solito...lui aveva sentito tutte le musiche ma questa usciva da tutto ciò che fino a quell'istante aveva avuto il privilegio di udire.
Si avvicinò con il suo tappeto volante, e vide, un'uomo.
Piangeva abbracciato ad una bellissima statua, tutto intorno era solo ghiaccio. Il castello, gli alberi, le fiere, le mura, le strade.
Anche la statua era di ghiaccio ma si poteva muovere liberamente.
Ed il loro abbraccio era un di un amore così sfavillante che quasi poteva abbagliare. Perchè questo uomo piangeva?
Il mercante tutto poteva, la sua mercanzia le sue merci erano gli attimi. Aveva il controllo sul tempo che era stato, non su quello che sarà. La sua ricerca era riuscire a trovare l'attimo che ancora non era stato.
Così riavvolse gli attimi dell'uomo, vide la sua storia.
L'uomo lavorava il ghiaccio, con una maestria esemplare.
Un giorno mentre scolpiva nel suo silenzioso mondo una bellissima donna, si tagliò. Il suo sangue entrò nella statua, nelle sue vene di ghiaccio.
Quell'attimo, quel gesto. Lui di lei si innamorò.
Perdutamente. Ma lei era di ghiaccio e lui soffrì terribilmente.
Il suo dolore richiamò La Regina delle Nevi, che nella sua infinita pietà animò la statua. L'uomo poteva così abbracciare il suo desiderio. Ma ogni momento che passava il suo amore ne scioglieva una piccola parte. L'uomo si disperava perchè sarebbe arrivato il tempo in cui tutta di sarebbe disciolta. Il mercante per una frazione, vide anche quello che sarebbe successo. Vide l'attimo dopo. Il suo viaggio era finito.
Il ghiaccio e le lacrime dell'uomo, l'amore, l'attimo che sarà.
Rimaneva un ultimo desiderio dunque, al viaggiatore.
Accoccolarsi nelle finite pieghe dell'infinito.
Così, si mise qualche attimo prima che la statua di ghiaccio fosse sciolta, guardò l'uomo a lei abbracciato, poi con gesto sicuro prese una piccola bianca nUVOLA.
Pensò al loro amore, pensò alle loro mani, pensò alle loro lacrime, li guardò ancora. Ed il suo cuore dimenticò le terre, cieli, guerre, lande sperdute, eserciti, persone supplicanti, frutti di paesi lontani, visi sconosciuti di gente mai esistita, giganteschi elefanti travestiti di verdi costumi, rossi tramonti carichi di spezie, tavole imbandite di piatti fumanti. Pianse, come mai aveva pianto fino a discioglersi completamente. Il mercante ormai era una unica lacrima.
Questa passò nella nuvola che la trasformò in ghiaccio.
Raggiunse l'uomo e la statua. E li strinse in un infinito gelido abbraccio.
Che ancora oggi perdura.
La prossima nuvola che vedrete nel cielo e piangerà per voi potrebbe proprio essere di un altro mercante.
Siete pregati di lasciare a casa i cellulari, scollegate le cornette auricolari, togliete la batteria al vostro ipod, serrate le fila, non abbassate la guardia, tenetevi forte.
Ho appena scoperto, da un piccolo volantino che quasi quasi appare come un bIGLIETTO non più grosso del palmo di una mano, che ci sarà un particolarissimo evento in una bellissima piazza di una bellissima città di un bellissimo paese di una bellissima sera di un bellissimo cielo.
Non ci saranno muri ne confini ma tanti alberi, le finestre verranno trasformate tutte in portali su altri sogni paralleli, verranno alimentate con il sorriso delle persone, quindi preparate tanti piccoli desideri, si si tirate fuori anche quelli che avevate riposto nel cassetto più nascosto e più lontano.
Ma certo, anche quello dimenticato in mezzo alla polvere, lo stesso dove spesso dorme il cAGNOLINO, quello che era colorato e pieno di oggetti bellissimi. Talmente bellissimi che non avete mai sperato potessero davvero essere veri. Ed allora avete fatto finta di averli dIMENTICATI.
Se è da tantissimo tempo che sono li, siete comunque fortunati e non lo sapete (questa è una inestimabile fortuna), esiste una procedura molto semplice che li riattiva.
Prendete un rAGGIO.dI.sOLE, anche piccolo non serve una eccezzzzzzzzzzzzzionale potenza, spesso i sogni ci vuole davvero tantissimo pochissimo per riattivarli, basta un pochettino di calore, e i nODI che tenevano legati i vostri bellissimi e fantastici sogni si scioglieranno come nEVE al sOLE.
E tutto questo, pensate! con un solo raggio!
Ora che avete ritrovato la gioia di ridere come tanto tempo fa, andate in quella piazza.
Rigorosamente a piedi, mentre dalle vostre case percorrete le strade osservate i cornicioni e le grondaie, talune in legno. Se siete davvero molto fortunati potrebbe piovere, ma visto che è la vostra giornata, è stata allestita una gigantesca sfera iNVISIBILE che proteggerà per tutta la sera e per tutta la notte la nostra zona.
Voi adesso davvero non mi crederete, ma sarà sostenuta da aNGELI veri e propri, quelli bianchi con le ali...
E le vie prima di arrivare alla piazza cambieranno forma, invece di pietra fredda e scura prenderà forma un infinito tappeto fatto di cRISTALLO. Ogni passo, una nota diversa.
Arrivando, quindi, ognuno risuonerà una diversa melodia, tutte le melodie si intreccieranno e percorreranno tutta la piazza, arrotolandosi attorno agli alberi, accarezzeranno le foglia che si muoveranno a tempo di musica......generando un impercettibile vento, un vento d'estate, che dolcemente vi scioglierà i capelli, vi sfilerà i capotti e le giacche, vi soffierà sulle gote per allontanare il rossore dell'inverno...
In mezzo a questa piazza, ci sarà una rOSA. Bellissima. Profumatissima. Entusiasmante nella sua incantevole semplicità..la guarderete. la osserverete. parlerete con lei. vi ascolterà.
E tutto quello che fino a ieri è sembrato piccolo diventerà molto grande, ritornerete un po' piccoli visto che siete grandi. Vi farà un regalo, un piccolo regalo. Vi donerà un oRIZZONTE, lo prenderete nelle vostre braccia e lo cullerete, sarà un alba quando cercherete il sOLE, sarà un tramonto quando cercherete le stelle.
Signori e signore, prego, non abbiate timore, ascoltate cosa ho da dirvi.
Vendono rose in centro...
Mi sono ripreso, per fortuna, ieri sera è stato difficile vivere ma sul serio, però ogni tanto ci vuole.
Ieri ho scritto una mail che non è mai stata spedita per i problemi tennici?
Mancava o non rispondeva l'EsseEmmeTiPi oppure non permetteva il relayamento oppure una delle solite opzioni vattelapeschese dentro un altro file config confug confag nella cartella di la di qua di /usr/oc4j che per un fortuitissmo caso è la stessa del mio (si del mio, ne ho uno personale) application server giusto giusto per contenere qualche fagiolino di quelli che se li prendi e li stendi diventa lunghissimo e lo possono usare tutti quanti insieme che tanto ci pensa la GEI2EEEEE a gestire i problemi di comunicazione.
Ma questo è assolutamente accademico, mentre invece il vero pensiero era ed è un altro.
Beh, vero. Dai diciamo reale che rispecchia molto di più il significato dell'attimo.
Ieri passeggiavo per le strade di questa città, ommeglio mi stavo dirigendo verso la porta di casa mia per aprirla con le mie chiavi, quando mi sono imbattuto in un oggetto alquanto strano che mi ha tirato per l'orecchio destro per non essere scordato e ne dimenticato, ma oSSERVATO.
L'ho guardato. L'ho girato. L'ho rigirato. L'ho voltato. Mentre mi spiegavano come funzionava stavo evidentemente pensando ad altro, e questo mi succede in modo davvero insistente in questi giorni, in questi sTRANI giorni. Il racconto prevedeva una persona sfortunata, anche se in questo frangente dipende molto da come le cose vengono viste, e mai realtà fu più reale di queste parole, dipende come tu vedi le cose.
Sta in una mano, è molto semplice, e a prima vista sembra un bigliettino con la foto di un cagnolino che ti guarda pieno di dOLCEZZA e dELICATEZZA, una cosa carina carina che spinge sempre a scucire qualche eurino perchè pensi che a qualcosa serve far del bene, così magari recuperi per qualche peccatuccio fatto 24 giorni fa quella sera in cui si vabbà ma lasciamo stare che tanto questo non interessa a nessuno.
Ecco ma il punto è proprio questo. Fai una offerta. Falla ora, ma falla davvero. Con soli 3 euro regali, dico regali eh che non è poco ma proprio per niente, regali tRENTA minuti di addestramento per il prossimo cane che potrà così far passeggiare un bambino cieco.
Ah. Strappalacrime. Sensazionalmente il cuore corre di vita propria, anzi si dice, scappa. E quando il cuore fugge da te, l'eurino il soldino si allunga si distende e diventa un fogliettino di carta inutile, bello eh complimenti alla zecca europea anche se le lire erano molto più belle ma fa lo stesso.
Si ma, attenzione cheilbello vien ora, dai non ho la moneta ho solo questo si ma se mi lasci il fogliettino intero la mezza ora diventa una intera ora e allora, visto che il cuore non era ancora tornato e stava tirando questo fogliettino a più non posso, dai su lasciamolo andare che già non era più di casa.
Ma c'è un problema. Ho preso questo cosino. Ma non ha un nome. Non ha. Mi chiedo come possa funzionare. Ma dai. Regali una ora ad un cane per un bambino cieco. Nah non è vero. Facciamo che ci credo lo stesso. Però mi potevano dire come funziona eh. Oh. Allora dai che faccio, provo a cercare leistruzioni, saranno li sotto? No che non lo apro, non è per me. Non è tutto per me. Già ma di chi sarà allora? Ma non posso donarlo senza sapere come funziona...ad un certo punto però si che mi viene una iDEA. E che iDEA. Ho capito come funziona.
Non regali del tempo, non regali una ora, non regali un buon cane che aiuti, ma regali altro.
Prendere in mano il cosino. Chiudere gli occhi. Pensare ad una strada aiuta.
Pensa anche a due alberi e mettili ai bordi, poi se ti piacciono molto aggiungi altri alberi.
Ora puoi mettere anche delle foglie per terra, ingiallite perchè è quasi autunno.
Dietro agli alberi ed ogni tanto piazza qualche panchina di quelle verdi di legno, guarda quella che è piena di scritte di ragazzini ragazzine ti amo ti amo ci sei ma dove sei. Ora prendi un cielo, coloralo un po' ma non troppo. Spruzza 5 o 6 nuvole quelle li bianche. Ora vedi un cane, un bellissimo cane, che accompagna un bambino di quelli che se lo vedi in giro dici che è uguale a tutti gli altri, ed in effetti così è, solo un po' diverso. Eh si, perchè da adesso, da questo attimo, quando tu stringi forte nelle tue mani il bigliettino, lui se ne accorge, tu chiudi gli occhi e lui apre i suoi. Miracolo del sentimento.
Perchè l'ho scritto, qualcuno si chiederà. Anche io me lo sono chiesto. Ma non che cosa ho scritto, ma come dirglielo. Al bigliettino. Perchè poi non userà i miei occhi, perchè è destinato a chi meglio di me sa guidare qualcuno che fino a qualche tempo fa, era cieco. E' davvero tutto per te.
CRibbio, una frase scontata ma stasera io con le mie orecchie l'ho sentita pronunciata da un papà.
Ah, diranno i tanti di voi, ma dai sei sempre il solito moralista tu e le tue idee della cipa lippa.
Mah, visto che io come sempre devo permettere il possibile, altrimenti verrebbe chiamato impossibile non pensate?
E quindi devo accettare questo fatto, alquanto strano ma è e rimane sempre un fatto.
Io non so se è il periodo, se è quella bicicletta che passa di notte anche quando fuori da parecchio freddo che ti chiedi molto spesso ma dove andrà questo benedetto ciclista nella noptte da solo verso una strada notturna in sul sul biciclo?
Non lo so ve lo giuro, vi sto parlando con il cuore, quello mi è rimasto dopo che tutto ho speso per un pensiero,per una sensazione, per una risposta.
Si, stasera vorrei versare lacrime amare di solitudine, per questo motivo mi sono rintanato in casa da solo nella mia piccola scusate magione a rimembrare su quello che mi è accaduto.
Sulle cose che mi vengono dette, alle quali nemmeno io voglio e riesco a credere.
Chiedo aiuto, questa vita è troppo grossa per me, io non centro proprio nulla qui in questo posto che si sposta e non ha una sta bile dimora. Le stelle cadono e Samuele lo sa benissimo, ogni volta che lo sento potrei davvero piangere pensando ad una delle cose che in questo tempo umido e frastagliato mi stanno rincorrendo.
Io farei tutto per lei, mi dice, anche prendere giorni di ferie e momenti di libertà.
Tutto questo è volere bene, io vivrei per lei, io vivo per lei.
Ed io non potevo fare a meno di ascoltarlo, di carpire i momenti e i pensieri della notte, quando ti alzi senza fare davvero troppo rumore per non svegliarla, quando lei è con te e tu pensi di non avere bisogno di nulla d'altro.
Tu ci sei ma sopratutto io per te ci sarò sempre, in ogni momento, in ogni declinazione.
E poi al mattino a fatica si alza proprio come me, aggiungeva, però non erano le parole e nemmeno il momento e nemmeno chissàcosa.
Sono davvero molto stanco stasera.....penso che andrò a letto pensando a lei.
Notte.
Non ho corretto gli errori perchè, invero, ho detto. Chi se ne frega.
.oGGI.hO.iMPARATO

Che giornata oggi ragazzi e ragazze
ma era sul serio una strana giornata
perchè quando impari tante cose ti senti davvero importante
e allora cammini per le strade che sei sicuro di essere riconosciuto da tutti
non ti senti più solo ed inutile ma senti tutti gli occhi di tutti addosso
e d è una bella sensazione eh!
Ma oggi imparare ha avuto un diverso significato, già, perchè prima di tutto
io non ho nemmeno detto che cosa ho messo nella saccoccia del sapere
e magari tutti voi immaginate che abbia imparato qualche cosa che potrebbe lasciarvi a bocca aperta
che potrebbe magari farvi cambiare un po' il colore con quello dell'invidia
che insomma un pochino potrebbe anche farvi pentire della scelta di essere capitati alla vostra
latitudine e longitudine
ed allora dai che vi dico che cosa oggi ho davvero imparato:
a suonare il pianoforte, oooooh già sento le persone che fanno questa esclamazione
ma come vorrei anche io saper suonare quella cosa li lunga di legno con tutti i tastio bianchi ed anche alcuni neri, ma come mi piacerebbe...
però
non era un pianoforte come tutti gli altri, e la melodia non è mai stata scritta
quindi mi sono un po' trovato in difficoltà a leggere le note
anzi
questi do re sol mi fa la si si attorcigliavano attorno al mio stomaco
stringendolo in una morsa dolentemnete rassicurante (mi si possano scusare gli errori di ortografia e di mal digitazione ma come nello vita così nello scritto e tastierato difficilmente ripulisco i miei errori perchè sono la "sTRADA" e quindi sarebbe del tutto controproducente rimuoverli)
insomma queste note mi stavano arrotolando un gomitolo attorno
ed era un sensazione strana che mai si era provata prima di ora
una cosa unica ed indicibile, un temporale con una sola nuvola nel bel mezzo di una assolata valle oltremodo verde e rigogliosa
e più la sensazione si faceva forte più la musica apriva delle porte nei miei pensieri
non era possibile che stesse accadendo sul serio proprio a me
io che non ho mai visto molto da vicino la scala di un pianoforte
io che allungavo le note per usarle nel modo meno consono possibile
insomma che confusione mi ha portato questa melodia o canzone chicchessia
mi sono sentito spaesato confuso solo disperso in balia di qualsiasi evento
in balia anche solo di poche parole
quelle che sto ancora aspettando e che mi provocano indicibili sensazioni
e come vorrei sentirle adesso
e come vorrei anche almeno leggerle adesso
la loro mancanza assottiglia il mio ossigeno e mi fa mancare il respiro
io che vorrei già adesso prenderle e portarle via in salvo da quei luoghi che possono fare male
posso spostare i momenti e gli attimi per metterti in un luogo sicuro e poterti leggere
rileggere tante e poi tante volte e poi tante altre ancora
tutto questo si trasforma in due parole che da tanto tempo avevano perso il loro significato.
La seconda cosa che ho imparato, è stato l'essere davvero iNUTILE.
Mi sono sentito sbagliato, corretto, da riprendere, un oggetto negativo, un passo falso
una storia con un non lieto fine, un film che spezza l'incantesimo alla fine delle fini.