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sabato, 23 dicembre 2006
uNA.STRADA



Da dove si inizia a parlare di una strada?
E' una via, un ingresso in tanti posti magari anche diversi l'uno dall'altro, però accumunati da qualcosa
che magari al momento non ti ci rendi conto subito che cosa li renda così tanto comuni
e poi si, è scritto male questo pezzo ma meglio non saprei scriverlo
perchè molto spesso per me parlare di questa parte di cammino è complicato
non trovo tutte le parole non trovo i momenti non chiudo nemmeno gli occhi mentre scrivo
insomma a volte le parole mi lasciano un po' solo
e probabilmente sarà perchè succede che ne uso troppe o troppo
però loro non me lo dicono mai
e adesso che ci penso io non le ringrazio mai ma proprio mai
eppure sono loro che aiutano a dire quello che io penso quello che io vedo ed ascolto
quindi oggi stamattina, anche se in verità non è il momento perchè io oggi ho mille e più cose da fare
forse anche milioni ma ne basterebbe anche solo una molto ma molto importante
io oggi ho voluto trovare il tempo per fermarmi, osservare la riga di mezzeria, sedermi sulla strada
la strada cosa è dai in fondo se non i miei sentimenti
e la costruisco giorno per giorno con loro, i miei piccoli invisibile e silenziosi cantonieri
loro che compongono anche questo pezzo che tra qualche minuto magari posterò
oppure no questo non lo so al momento ma davvero poco importa.
Io adesso mi fermo e chiedo grazie a loro:
ciao da, sei stata molto gentile ad esserci quando dovevi
ciao si dove parlare strada, con tutto il primo paragrafo, è anche grazie a te che io sogno dei miei sogni
ciao probabilmente perchè succede ne uso o troppe, anche voi io non vi ho mica scordato
ciao oggi voluto tempo fermarmi riga mezzeria, una parola sincera anche a voi e anche per voi
ciao strada cosa fondo sentimenti, forse siete li nell'angolo ma io oggi penso molto lentamente e pure fin li
ciao però loro non me lo dicono mai.
Ecco un altro ringraziamento, e non sembra che loro non dicano mai grazie?
Può essere, ma non dicono mai nemmeno, non ho voglia, non ci sono, dai facciamo dopo, sono stanco, ehi sto facendo il pisolino.
Quindi, io vi abbraccio tutte, tutte siete importanti, tutte siete parte di me ed io parte di tutte voi.
Non siete LA cosa più importante, ma senza di voi sarei inutile.
Ed io vi voglio bene.
Ciao Buon, ciao Natale, aiutatemi a mandare un gran bell'augurio a tutti coloro che come me, vi conoscono, e come me a volte dimenticano che voi ci siete sempre.
L'importante è accorgersene, così si da valore anche alle piccole cose, come fosse una o.
Vi voglio bene.

Postato da: smallmoves a 13:52 | link | commenti

venerdì, 22 dicembre 2006
gHIRIGHORI.3



Pallina e Digo si guardarono negli occhi, quasi come a chiedere l'uno all'altro se aspettassero qualcuno
ma la risposta tardava ad arrivare per entrambi.
Non aspettavano proprio nessuno. Ma sul serio.
Dopo qualche attimo di silenzio che parve lungo due eternità
il castoro si alzò dal tavolo e andò verso la porta per vedere cosa si nascondesse dietro quel toc toc.

Aprì e vide una piccola figura tremolante coperta da un nero e scuro cappuccio
e tutto quello che si riusciva a scorgere era un piccolo bastone di legno nodoso e contorto
le lunghe maniche del mantello non lasciavano nemmeno intuire chi ci potesse essere li sotto.
Oppure cosa ci fosse.
Però Digo non ebbe paura, anche se non ne capì il motivo,
piegò lentamente il capo prima da una parte e poi dall'altra
per cercare di vedere quella strana figura
che oltre ad essere strana era pure stranamente silenziosa
ed ora dopo qualche secondo di osservazione non sembrava nemmeno tanto alta.
Forse il momento, probabilmente la neve, magari la gelida brezza, anche il mantello scuro
insomma si trovò ad invitare all'interno il misterioso non invitato.
Anche Pallina nel mentre si era avvicinata per osservare più da vicino
ed appena li sulla porta non esitò altri attimi ad accompagnare all'interno
della casupola quel piccolo essere
magari subito vicino al focolare già da tempo acceso
ma si visto che era anche tremolante magari avrà avuto freddo
e probabilmente una buona tazza di te non avrebbe dato di certo fastidio.

Digo chiuse la porta mentre il ghiro accompagnava l'ospite
rimase un attimo ad osservare anche la camminata
ed in effetti anche questa era altrettanto...strana.
Il castoro provò a scavare nella propria mente, perchè c'era qualcosa di familiare
in tutto questo lento comportamento
in tutto questo quadretto che si stava componendo.
Il the la neve il camino ed il fuoco i discorsi di Pallina il mantello nero il bastone.

Per qualche istante si pensò a pensare e si vide a vedere
come stesse volando un poco sopra la testa in quella piccola stanza
e fu li per li che spiccò un leggero balzo fin sopra anche il tavolino
sempre così quasi velocemente ma con la leggiadria di una piuma
sospinta dal vento ma capace di imprimere nuove trottole a mezz'aria
padrona dell'aria e del vuoto che spesso e di solito tutto contiene
era un incerto ed errante girovagare impenetrabile
come gli ultimi fili di luce del sole prima di un altro tramonto
rosso molto rosso e spesso molto spesso
a rimbalzare piè pari sui cumuli di neve che ora interrogavano
anche i rami più alti degli alberi cercando di pesare a sufficienza
per collegare la terra e le punte di questi silenziosi soldati.

Poi, tutto d'un tratto, il sordo tonfo della seggiola spostata dal ghiro per l'ospite
risvegliò Digo. Appena riaperti gli occhi che non si erano mai chiusi
rimase per qualche momento disorientato.
Cosa gli era successo?
Cercò il silenzio ed una spiegazione.
Trovò si il silenzio ma nessuna spiegazione.
Ma dove era stato?
Guardò il tavolino.
I ghirighori erano nuovamente cambiati.
Pallina, dove sei? Che succede anzi cosa è capitato?

Il ghiro aveva messo la piccola seggiola di fronte al caminetto
e tutto senza parlare senza proferire verbo alcuno
eppure stava pensando
che vedeva qualcosa di familiare in tutto questo.
Già, qualcosa di familiare.

Postato da: smallmoves a 11:21 | link | commenti

giovedì, 21 dicembre 2006
gHIRIGHORI.2


Li per li rimasero un pochettino stupiti e a studiare le linee
le curve, le inflessioni dei tracciati che quasi sembravano voci ad intersecarsi l'una nell'altra
una minuscola ma visibile e leziosa torre di babele
che nel contempo esprimeva una sensazione così..cosi semplice e diretta.

Pallina allora prese a parlare
del più e del meno
del lavoro e dello stagno
degli alberi che circondavano quel loro angolo così accogliente
insomma di quello che li attorniava
e parlarono eppoi ancora parlarono
eppoi fu Digo a voler sapere come si stava durante i suoi pisolini
e come e con quanta cura fosse stato preparato il the con quei zenzerini
insomma insieme chiaccherarono amabilmente senza sosta
parlando di tutto e parlando di niente però parlando
scambiandosi i loro bellissimi pensieri ed i loro curiosissimi mondi
visti attraverso quei loro vispi e piccoli occhietti.

Ad un certo punto
Pallina, storse il capo per strabuzzare fino al di là di Digo
per arrivare alla finestrella li in fondo alla stanza
si accorse che stavano davvero iniziando a scendere i primi chicchi di neve!
Ah non vi racconto la felicità del ghiro e del castoro!
Entrambi di corsa fuori a vedere il..il primo manto bianco dell'anno!
Eh si!
Chiacchera e parla, parla e ascolta, ascolta e chiacchera
già tutto il prato era immacolato
e lo stagno era l'unica macchia nera
quasi fosse un pochettino imbronciato come anche lui volesse diventare bianco alla svelta.

E quanto era bello tutto quel bianco...
Dopo qualche mese di autunno e di foglie a cadere
proprio quando l'estate oramai se ne era andata del tutto
e già mancava nel cuori di tutti questi animaletti
ma sopratutto in quello del ghiro e del castoro
una spruzzata di candore era sul serio quello che ci voleva.

Ma quanto giocarono?
Ma quanto si divertirono?
Ma era troppo bello rotolarsi nella neve
Ma era davvero troppo ridicolo vedere Pallina con il naso intirizzito e quasi rosso
Ma quando era spassoso caricare tutto il codone e prendersi a spallate di neve.
Giocarono fino ad essere completamente
felici e stanchi.
Quindi rientrarono per bere un'altra tazza di the ed assaggiare ancora qualche biscottino.
Però, appena dentro, notarono subito, che il primo ghirighoro era cambiato...
i biscottini erano stati spostati un'altra volta
questa volta per formare un..altro disegno.
Si ma quale?

Pallina non esitò altro tempo
e versò la seconda tazza a Digo
che stava ancora strabuzzando la vista allo strano
tavolino e agli strani biscotti.
E mentre entrambi si trovavano seduti al loro tavolino
a riscaldare ancora un po' le zampette con le tazze bollenti
qualcuno
bussò alla porta.

Postato da: smallmoves a 14:49 | link | commenti

gHIRIGHORI.1



C'era una volta un ghiro che viveva vicino ad uno stagno
il suo nome era Pallina perchè quando si raggomitolava
sembrava proprio un batuffolo di cotone però scuro

ogni pomeriggio quando era l'ora giusta per un the
chiamava il suo amico castoro
si chiamava Rigo che assomigliava un po' a Digo proprio come Diga
infaticabile ed instancabile lavoratore
egli costruiva grandi dighe tutto il giorno

Rigo anche quel giorno stava
a tagliar legna a spuntar legna a rodere legna ad accatastare legna
Pallina anche quel giorno stava
guardando il suo amico lavorante dopo il sonnellino delle 14
e si stava ancora un po' stiracchiando mentre
rispecchiava se stesso nello specchio d'acqua

Era un bel giorno di metà dicembre
anche se il cielo sopra le loro teste aveva preso ad addensarsi di grigio colore
ma Digo non aveva proprio intenzione di lasciare il suo lavoro a metà
però Pallina, dopo aver ancora emesso un leggero sbadiglio di post-risveglio
si avvicinò allo stagno.

Nella sua casupola a due passi dietro di lui
aveva imbandito la tavola di un caldo e fumante the
poi aveva preso quei saporiti biscotti allo zenzero
e aveva disegnato attorno alle due tazze qualcosa di...strano
...pensava Pallina...forse la dormitina di oggi mi ha rilassato
così tanto che non ricordo,
non ricordo come ne quando si fosse formato quel...disegno?
Ma si poteva chiamare disegno?

Beh, smise per un attimo di pensarci
e proseguì per chiamare Digo
ed invitarlo a sorseggiare la bevanda in compagnia di qualche biscotto così buoni da volar via!
Il castoro, con la coda dell'occhio
nel senso che si era infilato la coda nell'occhio,
vide Pallina, sapeva come al solito del the e dei biscotti
quindi sorrise al suo amico
e senza parlare lo seguì nella sua casupola.

Un volta entrati, Pallina socchiuse la porticina
la brezza degli ultimi passi era diventata un po' più gelida
anche se sempre divertente e spumeggiante
proprio come il bosco che di solito
le rispondeva agitando le fronde e lasciando cadere le ultissimissime foglie
come i cavalieri erranti svolgono il piumato copricapo al passaggio delle damigelle di corte.

Il castoro ed il ghiro
presero posto sul tavolino
si versarono nelle tazze la bevanda, aggiunsero due cucchiaietti di zucchero
poi, mentre entrambi iniziarono a sorseggiare,
entrambi, presero ad osservare cosa si era formato sul tavolino
con tutti quei biscotti di zenzero..
E come Pallina pensava, e sul serio lo pensava, era poi sul serio un
disegno?...

Postato da: smallmoves a 11:39 | link | commenti

mercoledì, 20 dicembre 2006
aNCORA.aL.mARE



Rigava dritta la filovia la nipote con la zia
stuonava a destra la mareggiata con l'orchestra
e l'uomo cantando diceva "me la sto giocando!"
con la barca a dirimpetto che di rosso e di giallo dipengeva un muretto
dieci note a lor non bastavano perchè dell'ulivo si innamoravano
se poi tutti insieme gli scalini ridevano tanto forte da tirar gli scapini
con tutto questo giallo sole ci si accorge pure delle carriole
e le ballerine della stanza di su volteggian sulle punte in tutù
anche le case sono bianche come del vecchio le palanche
si gira nella rotonda piazza mentre il ragazzo sbaciucchia la ragazza
ma se osservi in fondo più giù allora lo vedi tutto sto blu
con gli occhi a cercare un orizzonte oppure anche solo un monte
ed invece arrivi fino alle nuvole che sembran tanti piatti di ciuffole
in un altro giorno in cui riesci a sognare di essere ancora al
mare

Postato da: smallmoves a 14:13 | link | commenti

martedì, 05 dicembre 2006
dOVE.vANNO.lE.cOSE.bELLE


Esisteva un giorno in una terra dimenticata da tutto e da tutti un pescatore
egli era sbeffeggiato da tutto e da tutti, perchè raccontava sempre di cose strane
perchè lui diceva di essere in grado di parlare con chi viveva sotto la superficie del mare
e tutto e tutti lo prendevano in giro, stupido che non sei altro non esiste nulla con cui parlare,
dunque spesso lo trovavano verso l'imbrunire su quel piccolo porticciolo con lo sguardo rivolto al mare
a pensare chissà cosa, rimaneva delle ore intere senza parlare con nessuno
e tutto e tutti mentre passavano ormai non ci facevano nemmeno più caso
al punto che ormai veniva quasi compatito, e sempre più preso in giro da tutto e tutti.
La notte mentre rincasava, anche le case e le finestre deridevano il suo passaggio
i viottoli e le lampade, i negozi chiusi dalle saracinesche, anche delle lenzuola stese.
E lui sembrava sempre più solo, e tutto e tutti dalle persiane spiavano il suo lento camminare
chissà come ci si può ridurre una persona, dicevano e commentavano tutto e tutti,
chissà cosa passa per la testa ad un povero pescatore che guarda sempre nel mare e pensa di parlare con chissà cosa.
Lui, era lento nel camminare, era solo nella strada, da solo apriva la porta, e poi si chinava su quel letto
vicino a quel piccolo comodino.
Poi, si voltava verso l'alto, osservava il cielo stellato dal grosso foro che squarciava il tetto di casa sua.
Apriva le mani, allungava le braccia. Chiudeva gli occhi.
E già tutto e tutti non esistevano più, loro e l'incessante non capire di dove vanno a finire le cose più belle,
in fondo al mare al sicuro da quei pensieri inutili anche se non cattivi, solo inutili.
Lui questo lo sapeva, e tutti i tramonti, accompagnava tutte queste cose in quel blu che era tanto profondo quanto accogliente.
Parlava con il sole, gli diceva tieni compagnia a tutte le mie cose e riscaldale mentre si tuffano.
E quando il sole era già lontano ad inseguire tutti le sue cose, tornava a casa.
E si metteva ad abbracciare il cielo, perchè al primo risveglio ed al prossimo ritorno dei suoi tutti, già fosse li pronto ad accoglierli.
Così si addormentava.
Mentre tutto, mentre tutti, erano troppo occupati a pensare di vivere la vita degli altri.
Buonanotte, mio piccolo pescatore.

Postato da: smallmoves a 18:19 | link | commenti
tramonto, occhi, pescatore