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giovedì, 01 febbraio 2007
.iNSEGUIMENTO.2



La corsia era lunga, ai lati i muri erano bianchi e tutti maledettamente uguali, solo una striscia di appoggiamani si srotolava fino alla lontana luce soffusa del prossimo corriodio.
Nel seguito la luce era diversa e più calda e le porte aperte davanti ai suoi occhi raccoglievano i rumori che nella notte gli tenevano della compagnia.
Spesso era il rumore della pioggia quando tutto faceva il silenzio, a volte si trattava del nuovo jingle della pubblicità regresso del progresso, ma poi se ci stava a pensare qualche attimo di più, già non gli faceva più ne caldo ne freddo. Era solo un altro rumore che rimbombava nelle sue orecchie, quando non c'era più la luce biancastra ma solo del gran buio e qualche piccola luce a forma di rettangolo, ma di quelle messe in basso, proprio per non inciampare nelle ombre.
E quei quadretti, sulle pareti, erano davvero strani e buffi. Strani perchè ogni giorno cambiavano, quasi come un caleidoscopio, ma erano sempre gli stessi visi delle stesse persone nelle stesse posizioni co le stesse fotografie. E per questo anche buffi, questi ritagli di tempo, presi e inchiodati ai muri, parevano vivere di vita propria, sembrava che nascondessero mille e più segreti, sembrava che avessero qualcuno a casa che li stesse aspettando, quelle stesse figure stavano pure pensando a loro.
Invece li la sensazione era di essere un po' dimenticati, quasi come un aspirapolvere che viene relegato nel sotto scala perchè non funziona come dovrebbe o come previsto. Magari non era assolutamente vero ma il tempo che si dilatava come una gomma da masticare, dava questa sensazione di inesistenza.
La cosa che rimaneva da fare era inseguire. E lui lo sapeva benissimo questo, si stava davvero gettando in quell'ordine di idee, stava focalizzano il suo obiettivo, lo stava studiando fino nei minimi dettagli.
Non perchè avesse tempo da gettare, quello nessuno lo possiede o perlomeno sa dove trovarlo.
Motivo vero era l'impossibilità dell'errore, non si avrebbero avuto altre opportunità, altre occasioni.
Invero, frequentemente si chiedeva se tutto ciò fosse il parto della sua mente, se tutto quello che vedeva spiegarsi di fronte ai suoi occhi non fosse altro che una terribile allucinazione.
O ancora meglio, un bruttissimo sogno, che era riuscito a catturarlo così realmente da far apparire tutto il resto un incubo nell'incubo.
Poi ritornava un attimo di lucidità, quell'attimo che magari era sempre ritagliato in un viaggio onirico talmente lucido da apparire realtà. E ancora rimaneva il pensiero dell'inseguimento.
Ma al buio, spesso si chiedeva, se la realtà davvero iniziasse oltre quel corridoio dove la luce era più calda, oppure fosse stata rinchiusa nelle foto appese al muro.
Magari, quelle persone che apparivano ferme, in un altro luogo, in un altro momento, attraverso quel pezzo di carta che sembrava inanimato, potevano osservare lo stesso corridoio, chiedendosi essi stessi dove si nascondevano inizio e fine.

Postato da: smallmoves a 11:06 | link | commenti (1)


Commenti
#1   01 Febbraio 2007 - 11:16
 
basta pippe mentale e vai su www.ilghetto.splinder.com
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