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martedì, 28 novembre 2006
bUFFO.eD.iNADEGUATO



Velocità. Velocità.
Scatto. Di più.
Neanche il tempo mi sta dietro.
Ecco perchè ho sempre l'orologio indietro di un minuto. Non lo porto al polso. Ma alla spalla.
Intelligenza. Astuzia. Furbizia.
Per me le parole crociate non hanno misteri. Mi bastano pochi secondi.
Per riempire quegli stupidi quadratini bianchi.
Non mi chiamano. Non ho un nome. Ne ho due.
Non so mai chi stiano chiamando quindi non rispondo.
Il pericolo non è il mio mestiere. Io sono un pericolo. Anche per me, io temo solo me stesso.
E l'umanità dorme inconsapevoli sonni tranquilli da quando la notte veglio su di loro.
Questi piccoli esseri umani non conoscono cosa grava sulle loro teste, e non sanno che io li proteggo.
Mi basta puntare un dito per ascoltare il richiamo di qualcuno in difficoltà, io ed il mio su-per-un-dito
andiamo molto d'accordo. Gli ho dato un nome, in codice, per proteggere la sua identità come la mia. Lui lo chiamo B.
Sono tutto fuorchè un essere ordinario, si, avete capito bene, sono un essere che non sta ne in cielo ne in terra, sono stra-ordinario.
Sono anche stra-bello. Stra-ricco. Stra-figo. Solo le parole crociate intaccano leggermente la mia forza, quando ho terminato un cruciverba sono anche un po' stra-cotto.
Ma sempre stra, sono. In tutto quello che dico, che faccio, che penso, che ascolto, che bevo, che mangio. Solo stra-cchino.
E la mia Identità è e rimarrà sempre segreta, ne va della mia vita e della mia Incolumità.
Per tutti di giorno sono uno come tanti altri, in coda allo sportello per pagare le solite cose, in coda in autostrada quando vado al lavoro, uno come tanti altri lavori in un immenso stabile. Ho scelto una occupazione che non desse nell'occhio, non voglio destare troppo Interesse attorno alla mia Incredibile figura.
Lavoro come cestello in una lavanderia austriaca, non si chapisce un hacca di cuello che dichono, ma va bene così. Perchè usano Kalfort. Non devo attirare l'attenzione.
Mi pagano in buoni che posso spendere ovunque. In ogni centro si-sal. Fanno ottimi ascensori, mi hanno detto, così investo nei loro buoni i miei soldi guadagnati.
L'ultimo su cui ho puntato le mie speranze è chiamato Ihopeithinknow. Il nome è impronunciabile, in una lingua che nessuno capisce, solo io posso. Ma mi hanno assicurato che è un cavallo vincente. Così mi guadagno da vivere. Il mio biglietto per quel posto su quell'ultimo metrò, invece me lo strappo notte dopo notte.
Quel metrò non fa fermate intermedie, mi ha detto.
Chi, voi vi chiederete, chi ti ha detto? Non lo so, tutte le notti mi appare in sogno e mi ricorda del mio destino.
Salvare l'umanità. Solo così potrai avere quel biglietto per quel metrò per quel posto così lontano. Mi sveglio sempre verso la fine del sogno, e non riesco mai a sentire come si chiami quel posto, solo le ultime tre lettere rimangono nella mia mente e visto che è molto spaziosa rimbalzano ad eco per diversi minuti.
Ulo. Ulo. Ulo. Ulo.
Ho provato a cercare anche con Google, ma al momento ogni mia ricerca è risultata vana. Ogni mattina, quando ci provo, visto che sono anche stra-ottimista, "mi sento fortunato", ed allora ogni mia ricerca termina con la mia immagine di fronte ad uno specchio da bagno. Invero molto piccolo, mi chiedo chi possa montare questo strano oggetto nel bagno di casa propria. E poi pezzi di lucidatrice, e oggetti rossi e gialli. Mah.


L'altra notte, leggevo uno stra-lcio di giornale.
Si anche io ogni tanto mi lascio andare a qualche lettura che possa almeno minimamente alleviare la mia solitudine, e anche la solitudine delle tre lettere ULO che si sentono molto sole. Quando, così all'improvviso, B che si stava facendo una doccia udì un richiamo. Era una richiesta di soccorso. Non c'era tempo da perdere. Gettai la copia di "Pizzeria da Gianni" che avevo nelle mie mani. Io e B ci guardammo negli occhi. Beh si fa per dire.
La nostra reazione fu improvvisa.
Velocità.
Scendiamo le scale che portano al passaggio segreto più veloci della luce. Il buio ci fa cadere. Ma ruzzoliamo con stile.
Apriamo l'armadio a 7 ante dove si nasconde il nostro equipaggiamento sergeto. No. No. No. No. No. No. No. Dimenticavo, B, qui tengo solo il pigiama.
Velocità.
Corriamo al piano di sotto, sempre più veloci ma stavolta andiamo più piano della luce per non cadere.
Apriamo il terzo cassetto del comodino settimanale, tiriamo fuori la maglietta blu, la calzamaglia blu, le mutande rosse, lo scarponcino destro rosso, lo scarponcino sinistro rosso, il mantello rotto.
Avevo dimenticato di aggiustare il mantello del terzo giorno, colpa di quell'ultimo salto dalla punta di uno dei tanti grattacieli dell'Italia in Miniatura. Chiedo a B di contare fino a quattro prima di dover esplodere in un impeto d'ira per la stra-gravissima mancanza.
Oltre a calmarmi, mi serve anche per sapere quale è il quarto cassetto, il contare è demandato a B.
Grazie B, lo apro. Non B, il cassetto. Tiro fuori solo il mantello rosso. Per finire la cintura, color oro.
Velocità. Ci vestiamo.
Apro lo stra-grosso finestrone che da sul vuoto. L'altezza sul nulla mi inebria, il vuoto mi eccita. Sono sempre eccitato. Stra-eccitato. Se penso, non mi eccito. Stra-strano.
Io e B ci guardiamo, questo è un altro lavoro per me e te, gli dico. Lui è un vero amico. Ma di poche parole.
Prima di gettarci nel vuoto, lancio un ultimo imperioso sguardo a tutta la città che stiamo per salvare. B, premi F5. Stavamo giocando a Simcity.
Ora possiamo volare, più stra-veloci di una piuma verso il richiamo di aiuto.

Ecco chi Io sono. Se una notte con la luna, alzerai lo sguardo, potrai essere fortunato e vedermi volteggiare nel cielo, Io ed il mio fido compagno.
Una persona unica. Se una notte, sarai in pericolo, chiamami.
Io Sono B.I.
Velocità.Velocità.

Postato da: smallmoves a 15:00 | link | commenti (4)
inadeguato, buffo