..piccoli passi..

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giovedì, 23 novembre 2006
eRA.nERO.pICCINO.pICCINO.pICCIO' (parte 2)



...ombre, nuvole, spazio tutto attorno...rumori inconsueti, profondità inusitate, profumi contrastanti...
l'omino nero piccino piccino picciò inizia a sfogliare i centimetri del foglio aperto nelle sue piccole mani, i suoi piccoli occhi curiosi seguono il gesto del piccolo capo che per inseguire i nervosi tratti riportati sul bianco lenzuolo subisce un perfetto volteggio ora di qua ora di la.
Non sono parole, pensa il nostro nero piccolo, non sono frasi, sembrano..si, sono, piuttosto di "sembrano", disegni, alcuni ben rifiniti altri grezzi come da mano di bambino dei primi giorni di scuola.
Però la cosa più strana era ciò che stava dietro a tutti questi disegni, un comune motivo, una..onda.
Un segnale. Dovrà provenire da chissà qualesconosciuto e lontanomondoalieno.
E cercò di immaginare la civiltà che poteva aver generato un tale messaggio così criptico nella comprensione sebbene nella forma poteva semplicemente apparire come unaformad'onda a su e giù di un andirivieni ciclico che passando su questo foglio, agganciava tutti i disegni che così sempre apparentemente potevano dare l'idea di un disordine sparso in modo ordinato.
Invece questo comune segnale aveva un'altra funzione..era la ri-portante, fluttuava in mezzo a tutti questi strani disegni quasi simili a geroglifici per creare una sottile storia, diversa per ogni oscillazione della forma d'onda stessa.
Il leggero rollio del capo di Umilino serviva a seguire il volo del segnale che catturava in modo armonioso i tratti posati sul foglio, che solo la notte prima era più bianco ed immacolato di un campo di neve sotto quella casa di montagna sulla collina, dove le finestre erano sempre chiuse.
Non ricordava come aveva disegnato tutto quello, non ricordava nemmeno l'onda, non ricordava mancomeno il foglio e la biro usata, anche se osservando l'inchiostro poteva arrivare ad intuire che fosse di un color nero profondo, come lo scuro ed impenetrabile pastrano del vecchio
che tutti i venerdì sera lentamente disegnava i nebbiosi argini del fiume del piccolo paese.
Dunque, visto che aveva ormai compreso il funzionamento della forma d'onda e dei collegamenti lungo tutto il pezzo di carta, prese a seguire le sconosciute vie che si aprivano lentamente ai suoi piccoli occhi...
...nebbia...nebbia...che lentamente si dirada...e scopre...
...dei cespugli d'erba alta che nascondevano un grosso canale ricolmo d'acqua...un sole caldo anche se ormai l'estate era da un pezzo terminata, quell'anno proprio non ne voleva di andarsene la stagione con il grano all'occhiello.
Rimaneva aggrappata alle ultime foglie sugli alberi come i bambini ai giaccotti delle mamme indaffarate con una borsa della spesa ed un mazzo di fiorellini nell'altra.
Per racchiudere sulla loro tavola un pezzo di questo tempo prima che l'autunno vero se lo portasse via come il vento un foglietto di carta nella piazza del piccolo paese. Lo stesso minuscolo agglomerato di case che visto dall'alto appariva ancora più piccolo, presentava diversi segni del classico paese che si snoda lungo una via alquanto importante. Ma la mera descrizione di quanto gli occhi potevano vedere non era assolutamente importante, piuttosto era bellissimo sentire il profumo di un viale ricolmo di alberi che ritagliava in due i discorsi delle comari nei giorni di mercato in centro.
Umilino emise un piccolo risolino, non di derisione, ma di compiaciuto affetto nei confronti di chi poteva vedere tutto così grande sebbene tutto fosse così...piccolo. Per un attimo, ebbe il piacere di soffermarsi su quel minuscolo aggettivo, piccolo...beh ma tutto sommato, proprio così
tanto piccolo non era, molto spesso non è questione di centimetri che si distaccano perpendicolarmente dal centro della terra, pensò.
Fu in quel momento che i suoi occhi videro quella cosa, quella sensazione, quel pezzettino di universo...subito non se ne era accorto.
Ma aveva catalizzato la sua attenzione in modo furtivo e circospetto. Era li e sembrava reale.
Piu che reale. Che. (...che continua...)

Postato da: smallmoves a 08:04 | link | commenti (1)
nero, piccino, picciò

mercoledì, 22 novembre 2006
eRA.nERO.pICCINO.pICCINO.pICCIO'



Era nero piccino piccino picciò, non sapeva dove stava andando ma sapeva benissimo che cosa i suoi occhi gli stavano trasmettendo, quello che stava di fronte a se era molto chiaro. Un grande lago verde, come lo smeraldo degli occhi che aveva lasciato dietro ai suoi passi e chiuso dentro il suo cuore.
Una foresta di alberi tutti uguali e tutti diversi che sospirava attorno al lago ogni volta che sopraggiungevano le prime ombre della notte.
Due grossi torrioni bianchi nel bel mezzo dell'acqua che si ergono a ricordare il passato ed il trascorso, il loro apparente candore poteva trarre in inganno i meno attenti osservatori, quelli che riescono solo a vedere l'imperiosa altezza di questi due edifici.
Le colline li attorno assomigliavano molto alle frittelle che di solito poteva assaggiare sulla festa del paese, quella che si svolgeva nella piazza più grande ed affollata dove i festoni ritagliavano le persiane delle vie che si gettavano insieme tutte e che le persone tutte gettavano nel ritmo vorticoso della banda locale.
Era vestito di un colore scuro, sfuggente come i suoi pensieri e le sue errabonde meditazioni, che talvolta desideravano lo sfuggire al suo controllo.
Semplicemente cercava un luogo dove poter guardare questo strano luogo in cui così per caso era capitato praticamente in quel luogo senza accorgersene, come sembrava strano quel luogo. Un luogo, come tanti altri, però stava pensando il nero piccino piccino picciò.
Ancora qualche passo ciondolante, diviso dal panorama che si stagliava innanzi ai propri occhi che catturava i suoi sensi più sopiti e ormai unici compagni di una esistenza dedicata a guardare oltre le sue mani senza trovare le altre mani che gli sarebbero tanto servite, per potersi intorpidire di abbracci e di insolite e stravaganti consuetudini.
Quante domande nascoste nei lunghi capelli in attesa di risposte che forse non sarebbero mai giunte senza prima essere riuscite a passeggiare sull'acqua come sulle labbra morbide di quel lungo ed indefinibile bacio, un bacio che riusciva ad arrivare dove i suoi occhi avevano quasi paura nello scorgere le sottili variazioni del sentimento spesso ed incautamente chiamato anche paura.
E poi quelle scarpette azzurre si fondevano in modo alquanto distinto all'orizzonte che aggiungeva una cornice molto simile all'abbraccio di qualcuno che ti vuole o ti ha voluto molto bene, ma in modo assolutamente diseducativo per le generazioni a venire.
Si, era un pensiero alquanto strano ma era tutto quello che in quel momento, in quello strano momento, era tutto quello che era in grado di pensare.
Dunque, dopo essersi ben ben guardato attorno, decise che era giunto il momento di provare a costruire quella strana macchina.
Certo che qualche notte fa il sogno era stato piuttosto poco credibile, al limite della immaginazione sebbene questo nero minuto piccino ne avesse un sacco ed una sporta di fantasia e di inventiva.
Ma senza preoccupare oltre i propri dubbi, dalla piccola tasca della sua giacchettina che lo faceva somigliare ad un piccolo soldatino di piombo, fece scivolare il foglio dove aveva riportato tutti quegli strani disegni e parole e pensieri e momenti e giocattoli e sensazioni e foglie e rami e cani e...insomma, quello che era riuscito nella primasveglia del giorno a ricordare di quello strano, inconsueto, sconosciuto, ma curioso pensiero notturno, delicatamente avvertibile come una delle prime gemme che la primavera porta con se appena riapre la finestra delle stagioni dopo un altro lungo inverno....
Quindi, con gesto risoluto guidato più dal cuore che non da un riflesso condizionato, prese a leggere questa confusa rinfusa collezione che pareva messa li per un preciso scopo.
E dopo un altro sguardo al verde lago, iniziò a leggere le parole...era una storia, strana ma nel contempo trasmettteva qualcosa di speciale...
Che era solo una storia. Che sembrava come tante altre. Che forse...che interessante...che continua...(che continua)

Postato da: smallmoves a 10:05 | link | commenti
nero, piccino, picciò